TimeOut.Training Story

Ripercorrendo i passi 
da Simone Ravalli Personal Trainer
a TimeOut.Training s.r.l.s.

Porca Paletta !!!! sono già passati 10 anni da quando ho sognato e quindi deciso cosa volevo davvero fare da grande…
Il tempo inesorabilmente ti ricorda sempre chi sei e cosa hai fatto, se sei stato solo chiacchiere o hai concretizzato.

Sono Simone Ravalli, fondatore di TimeOut.Training ma ancor prima sono  un Personal Trainer, ma ancora prima un Papà e prima ancora un Compagno, e ancora ancora prima un Uomo.
E’ inevitabile riflettere sul proprio vissuto umano e professionale, guardandosi indietro per vedere quanta strada hai fatto, sapendo di doverne fare ancora tanta.
Come Uomo sono fiero di me. Come Compagno mi sento decisamente fortunato di avere una grande donna al mio fianco. Come Papà mi sento grato ma non mi sento mai abbastanza, vorrei una vita per fare solo il Papà. Come Personal Trainer mi sento speciale, potrei dire quasi in debito con il mio Lavoro, mi ha dato davvero tanto e spero di restituire con gli interessi l’amore e la passione che è stato capace di infondere in me.
Come fondatore di TimeOut.Training mi sento ORGOGLIOSO.

TimeOut è un progetto nato da una produzione continua di sogni, sogni che hanno visto l’inizio della loro realizzazione dall’interno di un garage… che mi hanno portato poco più di un anno fa alla realizzazione di esso.

Sembra una favola ???
Si lo è… è la Mia !

TimeOut è molto giovane ma senza dubbio può essere considerata un piccolo prodigio.
Pochi leziosismi, tanta sincerità, una fondamentale empatia, un incredibile ambiente piacevole e divertente, una vincente presenza e collaborazione tra professionisti, innovazione – sogni – risultati – obiettivi.
PROFESSIONALITA’ e RISPETTO.

Non avrei mai realizzato tutto questo se non fosse per l’incredibile quantità di errori che ho commesso nella mia vita. Fallimenti che mi hanno reso sempre più forte e hanno sancito in modo inequivocabile chi mi è sempre stato accanto, sempre e comunque: LO SPORT !
Mi ha curato coccolato e maltrattato quando serviva.
Tutto questo mi ha reso sempre più selettivo, sempre più esigente con me stesso, sempre più capace di capire chi e cosa volevo nella mia vita.

Una bellissima famiglia, 3 bellissime Bimbe, una bellissima e incredibile donna: loro la mia fonte di motivazione giornaliera. Avere tutto questo è già un grande dono, ma senza dubbio l’ho voluto e ho lottato.

Quest’hanno è stato un grande anno, che ha visto un grande passo avanti…
ora IO siamo NOI da Settembre 2018 TimeOut. Training è diventata s.r.l.s. e per questo posso solo essere ancora più orgoglioso di avere a fianco e condividere questo bellissimo progetto Renny Biancanelli.

Perchè racconto tutto questo ?
Perchè se volete capire cosa faccio, cosa facciamo, dovete sapere chi sono.
Non è usuale lo so.

Quello che facciamo è senza dubbio frutto di passione e amore per le persone che ci scelgono meritando così di ricevere sotto forma di competenza e professionalità, tutto il nostro impegno e dedizione.
Ogni singola persona ha un suo vissuto:difficoltà, paure, e sogni che troppe volte sono rinchiusi in un cassetto.

Il cambiamento è Vita, il Movimento è il mezzo.

Infondiamo fiducia nelle proprie capacità, rendiamo forti e resistenti.
O meglio questo è ciò che appare, la realtà è che Tu sei molto di più capace molto più forte di quello che pensi…. e Noi te lo dimostriamo !

 

Ora dovrei parlare di tecnicismi, work-out pazzeschi, concetti e rilevanze  scientifiche…. ma questo lo fanno tutti, ne sono piene le bacheche e le riviste…quindi ora TimeOut ! …prendo una tisana allo Zenzero e torno a fare il mio lavoro.
Ti aspetto… perchè sono fiducioso che anche questo servirà ad avvicinare qualcuno al proprio potenziale. IO so che l’impossibile non esiste, IO so che a priori tu vali di più delle attenzioni che non ti dai.

www.timeout.training

Simone Ravalli Personal Trainer
info@timeout.training
+39 392 0467711

 

 

EMICRANIA O CEFALEE tipologie e rimedi naturali

Chi di noi non ha mai sofferto di un terribile mal di testa?
È cosa piuttosto nota che la cefalea o mal di testa sia frequentemente influenzata da fattori psichici (come lo stress) e da disequilibri organici (come le difficoltà digestive, un affaticamento epatico e la sindrome premestruale) che coinvolgono l’intero organismo. La cefalea, che si presenta con una sintomatologia e una ricorrenza variabili, richiede anzitutto un’alimentazione mirata: consumare un cibo sbagliato può scatenare l’attacco, mentre una dieta attenta aiuta a ridurre la forza e la frequenza dei sintomi.

Espansiva o contrattiva?
Chi soffre di cefalea lo sa bene: il mal di testa può variare di intensità e durata a seconda delle circostanze in cui si presenta. Per curarsi bene è necessario tenerne conto: solo così è possibile mettere in campo risorse mirate e veramente efficaci contro la cefalea, sia in sede preventiva sia quando è necessario intervenire per curare.
Si distinguono principalmente due tipi di cefalea: espansiva e contrattiva

1)Cefalea espansiva
La cefalea espansiva compare all’ improvviso: può essere provocata dalla tosse, dallo sforzo o dall’ingestione di bevande o alimenti ghiacciati, alcool, succhi di frutta. Come si riconosce … l’esordio è molto rapido, hai la sensazione che il dolore sia davvero forte.

2)Cefalea contrattiva
Questo tipo di cefalea, che riconosce varie cause, affligge gravemente la persona a volte con dolori intensi localizzati alle tempie, a un occhio oppure a tutta la testa, variando in frequenza, intensità e durata. Come si riconosce … in genere l’attacco è scatenato da una forte e continua tensione muscolare (soprattutto al tratto cervicale), da una condizione di irritazione nervosa o in alcuni momenti tipici del mese (è il caso della cefalea premestruale) o della settimana (in genere, nel week end).
Il rapporto tra alimentazione e cefalea è stato indagato da numerose ricerche internazionali; spesso si arriva però a conclusioni che vengono facilmente date per acquisite: per esempio, è piuttosto frequente sentir consigliare il caffè come rimedio di pronto effetto per la sua azione vasocostrittrice, senza tener conto di alcuna variabile individuale. In realtà, la validità di una prescrizione si basa proprio sulla valutazione della sua adeguatezza caso per caso: così, la stessa caffeina, che può giovare a qualcuno, può essere invece nociva per un’altra tipologia di paziente.

Come identificare il proprio “tipo”
Oltre a verificare la corrispondenza tra il proprio caso e le caratteristiche indicate nel riquadro qui sopra, è possibile ricorrere a un semplicissimo trucco: mangiare, appena inizia l’attacco, un pezzetto di prugna Umeboshi (reperibile nei negozi di alimentazione naturale). È un alimento salato, quindi contrattivo: perciò, se non cambia nulla o se il sintomo migliora la cefalea è di tipo espansivo. Se peggiora, è contrattiva o legata al fegato.
Una volta determinata la tipologia di cefalea, è utile adeguare la dieta al disturbo, eliminando i cibi che possono scatenare o peggiorare la sintomatologia. Si ragiona seguendo un criterio di similitudine: chi soffre di cefalea contrattiva dovrà evitare gli alimenti che creano costrizione dei vasi sanguigni; a chi, viceversa, soffre di espansiva sono sconsigliati quelli che causano dilatazione.
I “no” della cefalea contrattiva… evitare il sale, le uova, la pancetta, la carne, il pollo, il pesce e alcuni latticini (formaggi salati e a pasta dura, yogurt e ricotta)
… e i rimedi pronto effetto: Gomasio e umeboshi
Come abbiamo visto, le cefalee espansive coincidono con le cefalee acute, quindi, spesso con l’ingestione di alimenti espansivi come l’alcool e i cibi molto zuccherati. In questo caso i rimedi sono il gomasio e l’Umeboshi, appropriati per due motivi: oltre ad essere contrattivi, tamponano l’acidità presente nei tessuti a causa dello stress e della cattiva alimentazione.

-GOMASIO (SALE DI SESAMO)
È un condimento tipico della cucina macrobiotica. Puoi trovarlo già pronto nei negozi di alimentazione biologica o prepararlo in casa (la ricetta: procurati una tazza di semi di sesamo tostati, tritali e aggiungi due cucchiai di sale marino) Come usarlo: porta con te uno scatolino con il gomasio e prendine un pizzico ai primi accenni di mal di testa; puoi anche usare il gomasio come sostituto del sale, per insaporire le pietanze (insalate, verdure lesse, minestre).
-PRUGNE UMEBOSHI
Per la loro capacità di riequilibrare il fegato, sono tradizionalmente usate dalla medicina cinese nella cura della cefalea, si tratta di una speciale varietà di prugne, messe sotto sale per un anno.
Come usarle: mangiane un pezzetto come snack, oppure come rimedio di pronto soccorso quando avverti i primi sintomi.
Dalle Umeboshi si ricava anche un aceto, che puoi usare per condire le insalate. Tieni conto però che l’aceto di Umeboshi è già salato, quindi per completare il condimento è sufficiente aggiungere poco olio d’oliva

I “no” della cefalea espansiva… al bando lo zucchero, i succhi di frutta, alcuni ortaggi (pomodori, lattuga e patate), ma soprattutto, state alla larga dal caffè e dall’alcool, che causano una vasodilatazione importante
… e i rimendi pronto effetto: Zenzero e succo di albicocca
Le cefalee contrattive coincidono prevalentemente con quelle croniche e quindi dipendono da stress, tensione, superlavoro ma, anche, da eccessiva ingestione di alimenti salati e carne e carenza di liquidi. I rimedi per queste cefalee consistono in sostanze fredde, liquide e dolci.
-ZENZERO SULLE PIETANZE
Per la medicina cinese, questa radice ha virtù espansive, proprio quello che ci vuole per contrastare la cefalea contrattiva. Una qualità confermata anche da una ricerca danese: secondo lo studio, lo zenzero blocca il dolore in 30 minuti. Preso con regolarità, è un buon alleato nella prevenzione.
Come usarlo: procurati la radice, puliscila e grattugiala. Usala al momento per insaporire le tue pietanze: carne, verdure lesse, frutta cotta. In alternativa, procurati in erboristeria le capsule di zenzero e bevine una al giorno per prevenire, tre per curare.
-SUCCO DI ALBICOCCA
Compensa la carenza di liquidi che spesso favorisce una cefalea contrattiva. In più, ha un buon effetto depurativo, capace di eliminare le tossine accumulate con una dieta iperproteica.
Come usarlo: la scelta più azzeccata è prepararlo fresco con la centrifuga. In ogni caso, è possibile sfruttarne i benefici bevendone con costanza almeno quattro bicchieri al giorno: a colazione, a metà mattina, a merenda e dopo cena.

Il consiglio in più: bevanda anti-emicrania
Se il sintomo prevalente è l’emicrania, il disturbo in genere dipende da un sovraccarico del fegato. Da un punto di vista dietetico, sono validi i rimedi indicati per la cefalea contrattiva. In più, è indicata una speciale bevanda, da gustare tutti i giorni.
Ricetta: mescola una tazza di tè al limone con un cucchiaino di sciroppo di acero; aggiungi 1/2 cucchiaino di zenzero. Bevi caldo.

a cura di  Enrica Zaffini – Biologa Nutrizionista

Riso allo zenzero e gamberi

Ingredienti per 4 persone
⦁ 200gr di riso basmati
⦁ 200gr di ananas
⦁ 300gr di gamberi code
⦁ 1 spicchio di aglio
⦁ zenzero q.b.
⦁ coriandolo q.b.
⦁ olio extravergine di oliva
⦁ sale q.b.
Preparazione
Prendi una casseruola e mettici il riso dopo averlo sciacquato accuratamente, poi coprilo con 1 centimetro di acqua fredda; fai bollire, aggiusta di sale e metti la fiamma al minimo, poi chiudi la casseruola con un coperchio avvolto in un canovaccio pulito, allo scopo di assorbire il vapore, cuoci il riso per 10 minuti, quindi spegni la fiamma e lascialo riposare ancora per 5 minuti.
Sbuccia e schiaccia l’aglio, pela lo zenzero e taglialo a julienne, quindi pulisci i gamberi eliminando carapace e filo intestinale; versa 4 cucchiai di olio in una padella, soffriggi l’aglio e lo zenzero insieme ai gamberi, cuocendoli per 2-3 minuti. Aggiusta di sale, scolali e tieni da parte il fondo di cottura, togli l’aglio e aggiungi l’ananas tagliato a cubetti, quindi lascialo rosolare per 3-4 minuti; unisci il riso e un pizzico di peperoncini, cuoci il tutto ancora per qualche minuto, quindi aggiungi i gamberi e il coriandolo.
Buon appetito!

a cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

LE RICETTE dei LATTI VEGETALI

LATTE di RISO

1- mettere in ammollo il riso, 60 grammi in un litro di acqua
2- mettere dopo una ora di ammollo riso e acqua a bollire x 40 minuti
3- frullare acqua e riso fino a ridurre il composto in liquido
4- filtrare tutto in un colino
5- versare il latte di riso ottenuto in un recipiente di vetro e se volete, aggiungete o cannella o vaniglia o altra spezia preferita
6- conservate in frigorifero per il consumo.
Il latte di riso contiene la maggiore dose di carboidrati rispetto agli altri cereali!

LATTE di AVENA
1- 50 g di avena in 500 ml di acqua, portarla a cottura x 50′
2- frullare fino a poltiglia liquida
3- aggiungere 500 ml di acqua fredda e frullate di nuovo
4- passare il composto in colino, conservare in recipiente di vetro!
L’avena e’ piu’ ricca in proteine e contiene meno carboidrati del riso!
Il porridge e’ una farinata di avena, classica colazione inglese!

LATTE di FARRO
stesso procedimento, 50 g di farro in un litro di acqua, eseguire le stesse azioni come per fare il latte di riso. Ricco in proteine, con aminoacidi essenziali molto utili per tono umore e senso di energia attiva.

LATTE di MIGLIO stesso procedimento latte di farro.  Consiglio LATTE di QUINOA e di AMARANTO per le loro proteine con tutti gli aminoacidi essenziali! Se volete anche LATTE di ORZO.

Consiglio di preparare questi latti vegetali in casa propria, nei latti vegetali in commercio può essere presente aggiunto olio di girasole o altro seme!

a cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

LATTI VEGETALI : UNA SANA SCELTA

L’intolleranza al lattosio si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi, si manifesta cioè quando viene a mancare parzialmente o totalmente l’enzima in grado di scindere il lattosio, il principale zucchero del latte (latte di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno) presente anche in altri prodotti caseari o derivati del latte. Quasi la maggioranza degli zuccheri presenti nel latte (98%) infatti è costituita dal lattosio.

Dopo essere stato assunto con la dieta, il lattosio viene idrolizzato a livello del duodeno dalla lattasi (una beta-galattosidasi), presente sulle cellule della mucosa intestinale assorbente (gli enterociti della sommità dei villi intestinali), la cui funzione consiste nello scindere il lattosio nei suoi due zuccheri semplici: galattosio e glucosio, il primo è essenziale per la formazione delle strutture nervose nel bambino, il secondo rappresenta il substrato energetico primario dell’organismo.
In caso di carenza o mancanza totale di questo enzima, il lattosio non viene digerito e rimane nel lume intestinale (in particolare nell’intestino crasso) dove viene fermentato dalla flora batterica intestinale con conseguente richiamo di acqua e produzione per processo di fermentazione di gas (idrogeno, metano, anidride carbonica) e acidi grassi a catena corta.

La lattasi compare già alla 23ma settimana di gestazione e la sua attività aumenta nel corso della gestazione fino a raggiungere il massimo alla nascita; resta massima per tutto il periodo in cui l’allattamento costituisce il nutrimento esclusivo del bambino. Dopo lo svezzamento inizia a decrescere con una riduzione progressiva geneticamente programmata, ma estremamente variabile da individuo a individuo, in età adulta.
Sempre un maggior numero di persone ha intolleranza al lattosio per carenza dell’ enzima lattasi prodotto dai microvilli dell’intestino tenue: la lattasi non viene più prodotta per compromissione dei villi intestinali, aggrediti da una errata alimentazione.
L’ intolleranza al lattosio non e’ mai sola, quando presente vuol dire che ci sono problemi vari nell’intestino: molte persone sono allergiche alle proteine del latte, alla caseina! Così nel tempo in commercio si sono diffusi i latti vegetali.
A norma di legge non possono essere definiti latti vegetali, ma bevande di soia, riso, avena, farro, mandorle!
Questi latti vegetali non contengono lattosio e neppure caseina!

LATTE di SOIA
e’ il più ricco in proteine e in grassi, il più povero in carboidrati. Leggere sempre etichetta: non deve contenere piu’ di O.9% di soia OGM. Il limite della soia sta nel fatto che il 90% della soia e’ geneticamente modificata, e’ per lo più di importazione.
Contiene inibitori delle proteasi, può alterare la digestione delle proteine causando allergie alle varie proteine alimentari.
La soia contiene agglutinine, acido fitico che impedisce assorbimento di calcio, magnesio e altri minerali!
Contiene una dose eccessiva di isoflavoni, con azione similestrogeni, non sempre salutare! Attenzione anche alla lecitina di soia, tanta pubblicizzata contro il colesterolo, per la sua potenziale origine da soia geneticamente modificata. Nel latte di soia può essere presente olio di semi di girasole. Leggere etichetta.

LATTE di RISO
ha il più alto contenuto in carboidrati e il più basso contenuto in proteine e lipidi.

LATTE di AVENA
ha un contenuto ben equilibrato di carboidrati, proteine, lipidi, buon alimento ( ricordo che con l’avena si può fare il porridge classica colazione inglese)

LATTE di MANDORLE
ha il più alto contenuto in grassi omega 3, mentre i carboidrati e le proteine come avena.

LATTE di FARRO
meno carboidrati del latte di riso, proteine ad alto valore biologico con aminoacidi ramificati e fenilalanina, con effetti tonici, adatto a chi ha bisogno di slancio e migliore tono dell’ umore. Stessi effetti anti depressivi e contro la stanchezza sono posseduti dal farro in chicchi!

Ciascuna persona può scegliere il cereale più  adatto alle sue condizioni di salute
Chi vuole maggiore dose di carboidrati scelga latte di riso, avena.
Chi vuole piu’ tono muscolare e migliorare l’umore scelga latte di farro
Chi vuole piu’ proteine scelga latte di miglio, ma sopratutto di quinoa ed amaranto

A cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

Carenza di Ferro

Il ferro: quali tipi e dove lo troviamo?

Il ferro si trova nei cibi sotto forma di ferro eme o di ferro non eme.
Il “ferro eme” si trova solo negli alimenti di origine animale, in particolare nella carne, in quanto presente nelle emoproteine muscolari, il “ferro non-eme” invece si trova sia nella carne, sia negli alimenti di origine vegetale.
Gli spinaci, seppur contengano ferro, non costituiscono una buona fonte (a differenza di quanto affermano le credenze popolari) perché il ferro è legato all’ossalato, che lo rende non assorbibile dal corpo umano, e al fitato, che ne inibisce la dissociazione ad opera delle reazioni chimiche gastrointestinali, e quindi l’assorbimento.
Gli alimenti ricchi di ferro vengono attaccati all’interno dello stomaco dai succhi gastrici, che facilitano la dissociazione degli ioni del ferro dal resto del cibo; tuttavia con l’aiuto dell’acido ascorbico (vit C) tali ioni vengono subito ridotti a ioni ferrosi Fe2+; ed è per questa ragione che per assorbire meglio il ferro presente nei vegetali è consigliabile il consumo contemporaneo di alimenti ricchi di vitamina C; in tal modo l’assorbimento aumenta fino a 2-3 volte.

fea cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

 

Biscotti con farina di quinoa, miglio e cacao

Secondo diverse tabelle nutrizionali, il cacao amaro in polvere contiene la quantità massima di ferro (14,3 mg/100mg), rispetto ad ogni altro alimento;

oggi vi propongo quindi una ricetta di biscottini al cacao amaro con farina di miglio e di quinoa …un’ ottima idea di colazione!

Ingredienti
100 gr Farina di Miglio
100 gr Farina di Quinoa
100 gr Amido di Mais o farina di frumento “0”
60 gr zucchero di grezzo di canna
1 uovo
100 ml di succo di arancia
25 gr di olio extravergine di oliva
80 gr di nocciole
1 cucchiaio di cacao amaro
buccia grattugiata di 1 limone
1 pizzico di lievito madre
1 pizzico di sale

Preparazione
Tritare le nocciole e ridurle in granella finissima; riunire tutti gli ingredienti e metà del succo dell’arancia e impastare, aggiungendo via via il succo rimasto; una volta amalgamato il tutto, trasferire l’impasto su una spianatoia infarinata, lavorandolo per qualche minuto con le mani; stendere il tutto con un mattarello, formando una base di circa 5 mm di spessore; tagliare dei rombi o dei quadrati grossolani (a seconda della forma che si vuole ottenere).
Porre i biscotti su una placca da forno, utilizzando della carta forno per non farli attaccare; lasciare cuocere a 170°C per 15 minuti circa.
Buon appetito!

a cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

Lo stomaco e l’acidità gastrica

Il cibo che noi ingeriamo arriva attraverso l’esofago nello stomaco. Lo stomaco è un organo che accoglie tutto il cibo che arriva da un pasto: il pane, la carne, la verdura, il vino, l’acqua, i dolci … Lo stomaco riceve il cibo e comincia a contrarsi per mescolare il carico alimentare arrivato in cavità gastrica; in particolare si contrae tre volte in un minuto con il fine di ridurre le parti alimentari in piccole, omogenee porzioni di 1-3 mm, cioè lo stomaco deve mettere ordine al nostro disordine alimentare. Se una persona vorace ingerisce una porzione di 3 cm di carne o verdura o pasta o pane obbliga il suo stomaco a contrazioni continue, forti e prolungate per ridurre le dimensioni alimentari da 3 cm a 1-3 mm … il cibo viene così trasformato dallo stomaco in CHIMO. Solo quando tutto il cibo ingerito è stato trasformato alle dimensioni omogenee di 1-3 mm, il chimo (il prodotto finale delle contrazioni gastriche) passa dalla cavità gastrica attraverso il piloro nel duodeno per iniziare la digestione intestinale. Il tempo in cui il cibo ingerito resta all’interno della cavità gastrica si chiama DIGESTIONE GASTRICA: ogni alimento ha il suo tempo di permanenza all’interno dello stomaco e una lunga permanenza nella cavità gastrica del cibo può generare reflusso gastro-esofageo, bruciori gastrici, sensazione globosa dell’addome sopra l’ombelico, eruttazione, malessere… Una persona che ha “bruciori” per reflusso gastro -esofageo, per ernia jatale potrebbe avere una acidità gastrica normale, ovvero i “bruciori ” che sente sono dovuti al passaggio dell’acido cloridrico dallo stomaco all’esofago a causa delle forti e continue contrazioni gastriche per la lunga permanenza del cibo all’interno dello stomaco.

COSA E COME MANGIARE ?

Lo stomaco desidera avere cibo liquido (minestre, passati di verdure, creme vegetali, minestroni… centrifugati…latti vegetali…), cibo caldo, cibo crudo finemente tritato, cibo sminuzzato ridotto in piccole porzioni, cibo ben masticato. Queste condizioni del cibo arrivato nello stomaco agevolano le contrazioni gastriche e riducono nettamente il tempo di permanenza del cibo nella cavità gastrica, cioè occorre evitare una lunga permanenza del cibo nello stomaco per iniziare ed avere la migliore digestione gastrica ed intestinale. Non si può mangiare con voracità, non masticare, non pensare al tempo del cibo all’interno dello stomaco, avere bruciori di stomaco, avere reflusso gastro-esofageo, ernia jatale e… credere di risolvere tutto prendendo un farmaco o prodotti contro l’acidità di stomaco, perchè in questo modo si elimina il sintomo ma non si risolve la causa!

COME CURARE L’ACIDITA’ GASTRICA?

Una bevanda calda aiuta lo svuotamento dello stomaco per il rilassamento del piloro, che consente il passaggio del chimo dallo stomaco nell’intestino tenue. La classica limonata calda pertanto rappresenta un ottimo rimedio, perchè aiuta lo svuotamento del cibo dallo stomaco non tanto per il succo di limone, quanto per l’azione benefica dell’acqua calda! Accanto ad una modifica della propria alimentazione, l’ utilizzo di alcune piante medicinali ricche di polisaccaridi ad azione lenitiva e protettiva, per il controllo della acidità, senza bloccare la secrezione gastrica di acido cloridrico, può rappresentare un’ ottima cura: Aloe, Altea, Malva

a cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

Insalata di farro, zucchine, piselli e fave

La Fava:

Vicia faba o faba vulgaris, è una leguminosa e fa parte della famiglia delle Fabaceae; si tratta di un legume ricco di ferro, oltre che potassio, fosforo, calcio, sodio, magnesio, rame e selenio, tra le vitamine troviamo soprattutto la A, poi C, molte del gruppo B e E, acido folico. Le fave riducono l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale, aiutano perciò a stabilizzare i livelli di colesterolo nel sangue, e efficaci per abbassare il colesterolo LDL, buonissime per l’anemia. A differenza degli altri legumi la fava si può mangiare anche cruda, evitando così di disperdere alcuni componenti importanti nella cottura: a presenza di Levodopa (L-dopa) un amminoacido fa si che la fava aiuti a migliorare la concentrazione di dopamina nel cervello, la L-dopa è il principio attivo dei farmaci utilizzati nella terapia del morbo di Parkinson, ma ATTENZIONE perché la Ldopa può interferire con alcuni antidepressivi potenziandone l’effetto. Il consumo della fava, è sconsigliato anche a quelle persone che sono in cura con anticoagulanti, che inibiscono l’azione coagulante attivata dalla vitamina K , che è presente nella fava in buone quantità e che di conseguenza può interferire con la finalità del farmaco. Per quanto possano piacere le fave, attenzione perchè l’indice glicemico rispetto agli altri legumi è piuttosto alto, per questo motivo chi ha problemi di diabete deve limitarne il consumo, per lo stesso motivo se ne sconsiglia l’ingestione anche alle donne in gravidanza (diabete gestazionale), ma anche in allattamento le fave devo essere consumate con parsimonia dalle donne che allattano perché essendo un legume possono irritare l’apparato gastrointestinale del poppante. ATTENZIONE per chi soffre di favismo, una patologia in cui è presente un difetto congenito in un enzima normalmente contenuto nei globuli rossi (GLUCOSIO 6-FOSFATO DEIDROGENASI) : le fave inibendo questo enzima ne aboliscono la funzionalità alterando seriamente il metabolismo dei globuli rossi e del fegato.

In virtù del loro alto indice glicemico, vi propongo una ricetta in cui uniamo le fave ai calamaretti, e verdure, io ne ho scelte alcune, ma se ne possono inserire anche altre a seconda dei gusti; piatto ricco di proteine facilmente digeribili, grazie alla presenza di legumi e frutti di mare, oltre ad essere ricco di fibre, vitamine e sali minerali

Ingredienti (per 4 persone)

600 gr di calamari

200 gr di fave fresche

300gr di di zucchine

300 gr di piselli

1 patata

4cucchiai di olio evo

pizzico di sale iodato

succo di mezzo limone

Preparazione

Tagliare a cubetti e lessare separatamente fave, piselli, patate e zucchine; pulire i calamaretti, tagliarli a piccoli pezzetti, scottarli in acqua calda per 5 min e scolarli; mescolare in una ciotola tutti gli ingredienti, condire con olio, sale succo di limone e servire … buon appetito!

a cura di Enrica Zaffini – biologa nutrizionista

Stanchezza primaverile: conosci il Magnesio?

E’ ufficialmente arrivata la primavera: i segni e i sintomi di stanchezza che si avvertono in questi giorni di inizio della bella stagione e di ora legale sono espressione dell’adattamento dell’ipotalamo: centro nervoso presente nel cervello, pesa poco più di quattro grammi ed è composto di 13 nuclei nervosi in grado di controllare tutte le funzioni vitali del nostro organismo: la fame, il piacere, la sete, la temperatura corporea, l’appetito, la sazietà, la sessualità…ed esercita una funzione di controllo pure sul sonno.

In questi giorni il nostro ipotalamo deve resettare tutte queste funzioni vitali sul cambio della durata e ed intensità della luce, superato questa fase iniziale di adattamento, tutto riprenderà il suo normale corso.
ll nostro orologio biologico è basato sull’ alternanza giorno – notte, quindi fortemente influenzato dalla luce solare: quando passiamo all’ora legale, il nostro organismo invece continua ad andare avanti con “l’orologio del sole”; si attua quindi uno sfasamento ormonale che porta ad una rapida riduzione della melatonina, un ormone prodotto da una ghiandola ubicata nel cervello: questo troppo rapido cambiamento crea sonnolenza durante il giorno e insonnia durante la notte. Per “rimettere ” le lancette dell’orologio biologico nel giusto bioritmo naturale occorre un minerale: il magnesio.
Il magnesio è il minerale della “energia” e della vitalità primaverile.
Il magnesio è un minerale di particolare rilevanza nutrizionale per il suo ruolo centrale nel controllo della pressione arteriosa e in numerosi processi metabolici legati alla produzione di energia all’interno delle cellule.
Il nome del minerale, magnesio, deriva dalla città “Magnesia”, ubicata nella Lidia, regione dell’Asia Minore Occidentale, dove veniva usata una pietra (carbonato di magnesio) che bruciando produceva una luce bianchissima.
Il magnesio è da sempre associato alla produzione di energia: ogni giorno un soggetto adulto deve introdurre con gli alimenti una dose di 500 milligrammi di magnesio. Per fare un confronto, con riferimento solo alle dosi, ogni giorno sempre in un soggetto adulto è richiesta la dose di 60 milligrammi di vitamina C; la dose di magnesio
giornaliero è superiore di oltre otto volte la dose consigliata di vitamina C: tutti conoscono le azioni della vitamina C, mentre la conoscenza delle funzioni del magnesio è scarsa.

magnesio
ENERGIA E MAGNESIO
Il magnesio partecipa alla produzione di energia all’interno della cellula in quanto regola l’attività di oltre 300 enzimi, controllando le principali vie metaboliche dell’organismo umano. Una ridotta presenza di magnesio causa stanchezza, debolezza, mancanza di concentrazione; si possono avere aritmie cardiache, ritardi della crescita e disturbi nel comportamento con labilità emotiva. Il magnesio regola l’eccitabilità della cellula e della trasmissione nervosa. Il magnesio protegge il cervello da carenze energetiche, limitando il danno cerebrale. Limita l’azione tossica dei radicali liberi dell’ossigeno. Entra, assieme al calcio, nella costituzione delle ossa. Il magnesio svolge un rilevante ruolo nella genesi e nella terapia della osteoporosi.
Chi vuol sapere se ha una concentrazione salutare di magnesio, può fare un semplice esame del sangue: la magnesemia.
Il valore “normale” del magnesio nel sangue circolante è attorno a 2 mg/ 100ml. Si può tendere ad una ridotta presenza di magnesio nell’organismo per varie cause.
Tra queste: – ridotta introduzione alimentare; ridotta capacità di assorbimento intestinale ( gastrite cronica atrofica, ridotta acidità gastrica, uso eccessivo di crusca…); diarrea e vomito frequenti; diabete mellito e altre patologie endocrine a carico della tiroide, paratiroide, ghiandole surrenali; malattie renali croniche (glomerulonefrite, pielonefrite); uso scriteriato di farmaci, come i diuretici; abuso di alcool; intensa sudorazione. La cottura dei vegetali riduce il contenuto di magnesio.
Il deficit di magnesio è un fattore di rischio importante nella genesi dell’ipertensione e l’aumento del magnesio nel siero abbassa la pressione sanguigna.

DOVE SI TROVA ?
(in quantità decrescente)
Semi oleosi (frutta secca: mandorle, noci, nocciole, semi di zucca, semi di girasole, semi di lino, pistacchi, pinoli….), tutta la verdura cruda a foglie vere, Kiwi, Arance, Agrumi, Pompelmo, Carciofi, Bieta, Cavolfiore, Broccoli, Cavoli Bruxelles, Fagioli ,Ceci, Pollo, Grana, Bresaola, Riso integrale, Cacao in polvere, acqua con residuo fisso secco superiore a 500 mg /litro.

 

CHE COSA FA ?
– cardiovascolare: previene gli attacchi di cuore e le aritmie; contrasta l’aumento della pressione arteriosa; previene l’aterosclerosi.
– immunitario: aumenta la produzione degli anticorpi; stimola l’attività dei linfociti.
– nervoso: riduce l’ipereccitabilità dei nervi e dei muscoli; contrasta la depressione e migliora il tono dell’umore
– osteoarticolare: favorisce la fissazione del calcio nel tessuto osseo, ostacola la comparsa di osteopenia e osteoporosi.

COSA SUCCEDE SE MANCA
spasmi muscolari; confusione mentale; nervosismo, irritabilità, insonnia; malattie della pelle; aritmie; alitosi, stipsi; secrezioni maleodoranti; mestruazioni dolorose, perdita di calcio dalle ossa.

DOSE CONSIGLIATA
350-500 mg / 24 ore, da ottenere con alimenti ed acqua.

 

a cura di Enrica Zafiini – biologa nutrizionista