Coinvolgimento motivazionale verso sani stili di vita

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La pratica dell’attività fisica (AF), come detto in precedenza, si traduce in effetti positivi sia nelle attività quotidiane del bambino che in quelle future, nella vita adulta, tuttavia, la percentuale di bambini che rispetta le raccomandazioni del OMS é molto bassa, per cui ci si potrebbe chiedere come incentivare sani stili di vita che perdurano nell’arco della vita. Tra i diversi costrutti teorici riguardanti i processi motivazionali (Harter, 1981; Weiner, 1985; Wigfield, Eccles, 2000) ha trovato spazio in letteratura e ha raccolto consensi la Teoria dell’Orientamento motivazionale introdotta da Nicholls nel 1984, e in Italia da Bortoli e Robazza (2004). Questa teoria, partendo dalla considerazione che giovani e adulti possono interpretare diversamente le proprie abilità o competenze, distingue due modalità principali di orientamento verso un obiettivo (Bortoli e Robazza, 2003):

  • Orientamento al compito. Si basa sulla percezione delle proprie competenze (auto-riferita), indipendentemente dal confronto con gli altri. Quando una persona è orientata sul compito, i criteri che definiscono il successo personale sono l’esperienza soggettiva di miglioramento della prestazione o della capacità di eseguire un certo compito. Gli obiettivi principali diventano acquisire abilità e conoscenze e impegnarsi al massimo, svincolati dal giudizio esterno;
  • Orientamento all’Io. Si basa sulla percezione di competenza (etero-riferita) ed il successo deriva dal confronto con gli altri. Quando una persona è orientata sull’Io i criteri che definiscono il successo personale sono quelli di superare gli altri, di vincere, di dimostrare maggiori abilità, di fare meglio o con meno sforzo.

Queste due dimensioni sono indipendenti l’una dall’altra e la loro possibile prevalenza determina differenti processi motivazionali. In campo educativo risulta preferibile un clima motivazionale sostenuto dall’orientamento al compito, in quanto è garanzia di un maggior coinvolgimento emotivo positivo e di una partecipazione dipendente da motivazioni intrinseche, con effetti positivi sugli aspetti sociali e cooperativi che connotano in modo piacevole l’esperienza.

Un altro aspetto legato alla motivazione é il senso di autoefficacia, self efficacy (Bandura, 2001, 1997), che spiega la relazione tra senso positivo di sé verso compiti più difficili. Questo permette di trovare i giusti livelli di sfida confrontandosi con i propri risultati e alimentando alti livelli d’impegno. In caso, invece, di compiti troppo difficili, l’insuccesso appare giustificato (Roberts, 2001), perché risulta comunque riferito alle proprie capacità e non al confronto con un livello prestativo oggettivo (avversario, tempo, misura ecc.). Può consentire la semplificazione del compito in livelli più facili e realizzabili, piuttosto che un suo abbandono dovuto all’incapacità di raggiungere prestazioni standardizzate. Chi possiede un alto senso di efficacia percepisce scenari di successo che fungono da traino positivo per la prestazione e facilitano, grazie alla maggiore motivazione e maggior coinvolgimento, l’analisi mentale per la soluzione dei compiti previsti. Al contrario, chi si valuta incapace è più incline a visualizzare scenari di fallimento e a fissare il suo pensiero su aspetti negativi. Alle stesse conclusioni giungono anche Vallerand e Loisier (1999) che sostengono conseguenze affettive (mi sento, mi piace), comportamentali (faccio) e cognitive (penso), legate alla motivazione verso una data attività.

Da quanto esposto finora, è chiaramente importante sviluppare un clima motivazionale orientato sulla competenza. In letteratura le strategie migliori sono delineate dal modello TARGET (Tab.1) di Epstein (cfr. Ames 1992). Il termine rappresenta l’acronimo dei vocaboli inglesi Task (compito), Authority (presa di decisione), Recognition (riconoscimento), Grouping (organizzazione in gruppi), Evaluation (valutazione), Time (tempo).

Tabella 1 –  Il modello TARGET e il clima motivazione (Ames, 1992 modificato).
 

Clima orientato sulla competenza

 

Clima orientato sulla prestazione

 

Compito

Attività variate e coinvolgenti, con diversi livelli di difficolta. Obiettivi chiari e a breve termine Assenza di varietà e scelta, lezioni ripetitive. Obiettivi uguali per tutti e decisi dall’insegnante
 

Decisioni

Allievi coinvolti nelle decisioni e nella leadership. Sviluppo di abilità di autogestione e autoverifica Scarsa o nessuna partecipazione degli allievi alle scelte didattiche
 

 

Riconoscimenti

Riconoscimento dei progressi e dei miglioramenti individuali. Assicurate a tutti uguali opportunità di ricevere riconoscimenti. Accento sul valore della persona. Basati sul confronto sociale e dati pubblicamente. Valorizzate prevalentemente le prestazioni migliori.
 

Organizzazione in gruppi

Raggruppamenti eterogenei e con criteri flessibili. Fornite opportunità per lavorare in gruppo in modo cooperativo. Assenza di lavoro a gruppi o raggruppamenti per livelli di abilità
 

 

Valutazione

Criteri individualizzati per valutare miglioramenti e impegno. Sollecitata l’autovalutazione. Fornite valutazioni significative e in privato. Criteri di valutazione basati sull’essere migliore degli altri e sul primeggiare.
 

Tempo

Fornite a tutti, opportunità e tempo per migliorare. Sollecitata organizzazione autonoma nelle attività. Organizzazione standard del tempo, senza considerare i ritmi di apprendimento individuali.

Dallo studio degli elementi del modello target l’educatore o l’insegnante, ponendo attenzione su certi aspetti rispetto ad altri, favorisce un certo tipo di clima orientato sulla competenza o sulla prestazione. Utilizzando questo modello si conduce il bambino a recepire una percezione orientata sulla competenza e di conseguenza un orientamento motivazionale sul compito, garantendo così ai giovani esperienze gratificanti con conseguenze vantaggiose sulla motivazione a lungo termine verso stili di vita attivi (Bortoli, e Robazza, 2007).

Gli individui hanno necessità di dimostrare competenza e autodeterminazione in ambiti di vita (Fredrick e Rian, 1995) e tali ambiti, in età evolutiva, possono essere tranquillamente ricondotti al gioco e allo sport, per la rilevante importanza a loro attribuita da bambini e adolescenti. Tra i compiti degli educatori, dunque, si evidenzia proprio quello di incrementare la motivazione intrinseca dei bambini, attraverso la proposta di attività che impegnino gli aspetti emotivi piacevoli e si connotino come esperienza gratificante da ricercare e ripetere.

Antonio
Personal Trainer

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