La mobilità articolare

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Una capacità fisica che viene spesso ignorata e sottovalutata perché non se ne conosce l’importanza è LA MOBILITÀ ARTICOLARE cioè “la capacità di un soggetto di muovere una o più articolazioni con la massima escursione articolare possibile, senza alcun limite e senza dolore”.

La mobilità articolare rappresenta una qualità importante per un soggetto attivo; essa contribuisce infatti a mantenere il benessere fisico, una postura corretta ad economizzare i gesti, sviluppare forza, migliorare le performances sportive e prevenire gli infortuni muscolo-tendinei-articolari.

Il movimento è il punto dove mobilità controllata e stabilità dinamica si uniscono alle altre qualità atletiche.
L’allenamento della mobilità articolare è utile a migliorare la qualità della prestazione motoria, componente indispensabile sia nel processo di allenamento, che nella vita di tutti i giorni.
Migliorando la mobilità articolare è possibile eseguire movimenti di grande ampiezza con aumento:

  • della Forza: grazie all’aumento del range articolare viene coinvolto un maggior numero di fibre muscolari.
  • della Rapidità: un movimento più fluido può essere di conseguenza più rapido
  • della Resistenza: una migliore mobilità articolare aiuta a rendere il gesto più economico per via di una minor opposizione della muscolatura antagonista, abbassando il costo energetico.
  • del Recupero: una maggiore capacità di rilassamento muscolare aiuta a migliorare il recupero dopo un allenamento o una gara.
  • della Sicurezza: una maggiore capacità di allungamento e rilassamento di muscoli, tendini e legamenti contribuisce ad una migliore tollerabilità del carico, con conseguente prevenzione sugli infortuni.

“Nello sport una non sufficiente capacità di allungamento e rilassamento della muscolatura rende difficile eseguire un movimento tecnicamente perfetto, poiché non può essere eseguito in modo ottimale dal punto di vista dinamico e spazio-temporale”. (J.Weineck :L’allenamento Ottimale)

Un’adeguata mobilità articolare migliora il processo di apprendimento motorio e la capacità di sopportare sollecitazioni motorie di tipo condizionale. Una muscolatura accorciata e con scarsa capacità di allungamento sarà molto meno funzionale.
“I diversi gruppi muscolari lavorano secondo catene muscolari per cui l’accorciamento di un muscolo si ripercuote sull’intera catena compromettendo il pattern di movimento”. (cfr. Weber, Bauman 1988, 219)
“La mobilità articolare rappresenta un presupposto elementare per un’esecuzione qualitativamente e quantitativamente migliore di un movimento”. (Harre 1976, 170)
La possibilità di movimento è correlata inevitabilmente alle forme delle articolazioni, delle ossa e della costituzione corporea che cambia notevolmente da individuo a individuo.
Secondo Harre con l’allenamento adeguato sulla mobilità articolare, la capacità di allungamento della muscolatura non viene danneggiata dall’ipertrofia.
Detto questo è impossibile che un bodybuilder, seppur ben allenato sulla mobilità articolare, abbia la stessa mobilità generale di un ballerino di danza classica. Anche la fluidità e l’armonia dei movimenti risultano profondamente diverse. Quello che si può trarre invece, è che anche atleti con una grande massa muscolare possono avere comunque una buona mobilità articolare che permetterà loro di ottimizzare la loro prestazione.

    

 

In figura è rappresentata la piramide della performance ottimale ideata dal terapista statunitense Gray Cook, autore del best seller “Functional Movement System” nonché ideatore del sistema di screening delle funzionalità motorie di base più accreditato.
La base della piramide è rappresentata dunque dal movimento funzionale ossia da tutte le capacità motorie di base di cui un soggetto deve essere dotato.
Su una base sufficientemente larga di movimento funzionale possiamo sviluppare le capacità fisico-atletiche (functional performance) che, a loro volta, rappresentano la base sulla quale poter sviluppare capacità specifiche (functional skill).

Il lavoro di mobilità va continuato anche quando si è raggiunto il grado desiderato di flessibilità: rinunciando ad esercizi appropriati il grado di mobilità regredisce piuttosto rapidamente.

Il periodo dai 9 ai 14 anni è molto importante per lavorare sulla mobilità articolare dal momento che i risultati ottenuti permangono con facilità in età adulta. Anche se l’età ottimale è quella indicata è possibile comunque ottenere miglioramenti anche prima o dopo questo periodo.
“Tendini, legamenti e membrane manifestano una diminuzione del numero di cellule, una perdita di mucopolisaccaridi ed una riduzione delle fibre elastiche con l’aumentare dell’età”.  (Cotta – 1978, 149)
Questo non significa che un anziano debba rinunciare al raggiungimento di una buona flessibilità. Esso dovrà semplicemente lavorare con maggiore attenzione per un periodo di tempo più lungo. Una migliore capacità dei tessuti muscolari e connettivi di allungarsi può infatti essere raggiunta a qualsiasi età.

  

“L’apparato muscolare rappresenta il maggiore sistema organico ed è particolarmente soggetto ai cambiamenti provocati dall’età”. (Cotta – 1978, 150)
Si ritiene che lo stretching stimoli la produzione o conservazione di lubrificanti tra le fibre del tessuto connettivo impedendo, di fatto, la formazione di aderenze. L’esercizio può influenzare il grado con il quale si manifestano determinati processi quindi ritardare la perdita di flessibilità causata dal naturale processo d’invecchiamento.

In conclusione se la capacità di produrre energia da parte del corpo supera la sua capacità di muoversi efficacemente si andranno a caricare schemi motori disfunzionali, ciò può portare ad infortunio perché si sottopone una struttura fragile ad una forza che difficilmente riesce a gestire.

MuoviTi spesso ma MuoviTi bene!!!

Renny
Personal Trainer

 

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