Il corpo conosce il movimento non il muscolo

PULL

Il PULL è uno dei movimenti principali che il nostro corpo effettua nella quotidianità quando applichiamo una forza per avvicinare qualcosa a noi.

Vediamolo in dettaglio:
-deve essere stabile tutto il corpo e correttamente allineato;
-deve essere mobile la cintura scapolare, spalle e gomiti.

Gli standard del PULL sono:
-plank attivo per mantenere il corretto allineamento e postura della colonna vertebrale;
-attivazione del core con alta tensione per garantire pressione intra-addominale e intra-toracica e una giusta quantità di ritmo scapolo-omerale.

#chaseyourbetter
Davide Rossi

Human machine

L’essere umano è una macchina sorprendente e potenzialmente perfetta, in cui ogni elemento rappresenta un ingranaggio che concorre al corretto funzionamento di tutti gli altri e dell’organismo nella sua totalità. Consiste in 100.000 miliardi di cellule ognuna delle quali è parte di un sistema o un apparato di organi.

 

A livello motorio il corpo umano può essere rappresentato come l’unione di più volumi dove il tronco è il centro, gli arti sono le appendici distali, mani e piedi i finalizzatori. I movimenti hanno quindi una dominante centrale, ossia partono dal centro del nostro corpo, il CORE, e si propagano all’esterno.

Siamo, in poche parole, una 4×4 Core-centrica dove il semiasse mette in comunicazione le ruote anteriori e quelle posteriori permettendo di scaricare con efficienza tutta l’energia prodotta.

Una forte ed elastica muscolatura, una buona capacità cardiovascolare e resistenza fisica conferiscono alla macchina-uomo forza e potenza.

Il nostro corpo è stato creato ancestralmente per muoversi liberamente, per camminare, correre, saltare, accosciarsi, sollevare, spingere e tirare oggetti.

Questo ci fa capire come le normali azioni della vita quotidiana siano fondamentalmente esercizi Funzionali.

Per l’uomo primitivo l’attività fisica era solamente un modo molto utile per migliorare la propria conoscenza della natura e la padronanza dell’ambiente che lo circondava, per procurarsi il cibo e per scappare o difendersi dai predatori.

Allenamento Funzionale significa allenarsi rispettando la fisiologia e la biomeccanica umana. I suoi principi sono controllo, consapevolezza, reattività e preservazione del corpo.

Per Allenamento Funzionale si intende un sistema di esercizi e movimenti di base a cui il nostro corpo è predisposto sin dalla nascita. Questi movimenti naturali e al tempo stesso “complessi” possono essere svolti sui diversi piani di movimento (frontale, sagittale, trasverso) nello spazio circostante e prevedono l’azione sinergica di più gruppi muscolari che lavorano insieme come anelli della stessa catena: il nostro cervello infatti elabora il movimento nell’insieme e non in maniera settoriale o isolata con l’azione del singolo muscolo.

Il movimento per essere ottimale deve poter essere trasmesso lungo l’intera catena del sistema, facendo intervenire gli stabilizzatori, stimolando la coordinazione motoria, la mobilità e la flessibilità muscolare.

Per questo fare movimenti standardizzati e ripetuti è la sua rovina. È importante, per il buono e corretto stato della struttura e della meccanica della nostra “macchina”, che tutti gli organismi siano in grado di assolvere le mansioni per le quali sono nati.

L’Allenamento Funzionale ha proprio l’obbiettivo di risvegliare i movimenti andati perduti con l’avanzare dello stile di vita moderno, la correzione dei difetti fisiologici, prima che col tempo diventino disfunzioni, e il miglioramento delle capacità condizionali e coordinative come: propriocezione (capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio in diverse situazioni), apprendimento e controllo motorio. Allenamento Funzionale vuol dire allenarsi con intelligenza.

Il primo strumento per l’allenamento fisico dovrebbe essere il nostro corpo, non ha senso infatti appesantire il movimento con un carico esterno se non si è in grado di eseguire e mantenere le posizioni di base a corpo libero. Inoltre i movimenti naturali di base creano meno danni all’organismo e questo è un ottimo punto di partenza per le persone non allenate che vogliono migliorare la loro forma fisica. Sfruttando il peso corporeo, la forza di gravità e la variazione delle leve come gestione del carico è possibile aumentare il grado di difficoltà degli esercizi rendendo l’allenamento funzionale utilissimo anche per atleti di ottimo livello. Come se questo non bastasse, l’utilizzo di attrezzature, quali bilancieri, kettlebell, trx, palle mediche, fitball, sbarre per trazioni, parallele, quadri svedesi, loop band, bosu, clavett, sandbag e corda da salto rendono l’allenamento funzionale un ottimo metodo per incrementare: resistenza cardiovascolare, resistenza fisica, forza, velocità, potenza, flessibilità, equilibrio, agilità, coordinazione e precisione, che sono tutte qualità fisiche insite nell’uomo, nonché l’aumento della densità ossea, il miglioramento delle componenti connettive articolari, la correzione della postura, l’incremento dell’efficienza neuro motoria e del volume muscolare, il perfezionamento della gestione dei sistemi energetici.

L’allenamento funzionale ci permette di allenare più qualità fisiche all’unisono e, per via degli esercizi prevalentemente multi-articolari ed altamente dispendiosi dal punto di vista energetico, risulta avere anche un grande impatto metabolico diretto e indiretto, ossia a breve e lungo termine.

In buona sostanza il Functional Training ci permette di diventare “macchine migliori”.

Ma L’allenamento non basta!

Come tutte le macchine, il corpo umano per rendere al massimo delle sue possibilità (e sono molte più di quelle che si crede) ha bisogno di un buon carburante che nel nostro caso è il cibo che ingeriamo.

Senza addentrarmi specificatamente nel discorso regime alimentare che lascio alla nostra bravissima Biologa Nutrizionista ENRICA ZAFFINI mi limito a citare Ludwig Feuerbach che nel 1800 affermò :

“Siamo quello che mangiamo”

per cui, se mangiate cibo spazzatura non pretendete di essere una fuoriserie, ma accontentatevi di esser il furgoncino degli operatori ecologici 😅

 

Renny
Personal Trainer

Osteopatia e nutrizione

La stitichezza

L’osteopatia è un metodo terapeutico olistico di cura e prevenzione della persona nella sua globalità.

Perché osteopatia e nutrizione?
Se l’osteopatia da un alto può rappresentare un valido aiuto per i dolori riferiti dal paziente, un ulteriore aiuto al trattamento manipolativo può derivare dall’alimentazione.
Oggi giorno la mancanza di tempo e le cattive abitudini ci portano a consumare pasti veloci, poco equilibrati dal punto di vista nutrizionale, carenti in vitamine e sali minerali… che nel tempo instaurano situazioni infiammatorie croniche e e stress ossidativo.
Attraverso trattamenti osteopatici e consigli nutrizionali specifici e mirati, si può diminuire il carico infiammatorio e alleviare i dolori cronici come reflusso gastrico, gonfiore addominale, aerofagia, acidità di stomaco, coliche…

Quindi un mal di schiena può generare un cattivo movimento del diaframma e a sua volta determinare una cattiva digestione, così come una cattiva alimentazione può determinare mal di schiena.

Quando si soffre di stipsi solitamente ci si rivolge al nutrizionista il quale fornisce una dieta ricca di fibre idrosolubili (frutta, verdura, cereali integrali…) e consiglia una maggiore idratazione perché entrambe favoriscono e migliorano il transito intestinale.
Non sempre, però, l’intervento del nutrizionista è sufficiente.

Perché?
Una cattiva alimentazione e una peristalsi rallentata, con conseguente ristagno di cibi non completamente digeriti nell’intestino, liberano citochine pro-infiammatorie che si diffondono attraverso il circolo sanguigno, come il muscolo ileo-psoas, il mesentere e il rachide lombare.
L’osteopatia, lavorando su queste strutture, riporta l’intestino nella migliore condizione funzionale.

In conclusione, essendo la stipsi un problema multifattoriale, l’approccio multidisciplinare, dato dalle figure del Nutrizionista e dell’Osteopata, risulta essere la soluzione più efficace nel trattamento del problema.

 

Elena Agostini Osteopata
Enrica Zaffini Biologa Nutrizionista

La finestra anabolica

LA FINESTRA ANABOLICA
cosa e quando mangiare dopo l’allenamento

“cosa mangio dopo l’allenamento?”

È una delle principali domande che sportivi e frequentatori di palestre si chiedono …

I dubbi nascono dalla consapevolezza che i vari ALIMENTI sono diversi non solo per composizione, ma anche per esigenze digestive e che queste caratteristiche si devono adattare alle esigenze di ciascuno…

 

Nella fase di post workout è fondamentale che lo sportivo si alimenti in modo corretto per assicurarsi un pieno e pronto recupero dopo l’attività fisica.

In seguito a dei carichi di lavoro il corpo è particolarmente recettivo ai nutrienti che gli vengono forniti e un’alimentazione squilibrata può vanificare tutti gli sforzi fatti in seduta di allenamento.

La scelta dello spuntino post-allenamento va fatta nel rispetto delle proprie caratteristiche personali: obiettivo dell’allenamento, eventuali condizioni patologiche, necessità dell’organismo (tipo di allenamento svolto), frequenza e intensità degli allenamenti, equilibrio della dieta nel resto della giornata, gusti personali e praticità di utilizzo.

Lo spuntino post allenamento svolge essenzialmente 4 funzioni:

  • supporta l’organismo dal punto di vista energetico e, ripristina le scorte di glicogeno
  • riduce – rallenta – interrompe il catabolismo muscolare
  • allevia il senso di appetito in attesa del pasto principale
  • favorisce l’apporto di acqua e molecole nutrizionali non energetiche: fibre, vitamine, sali minerali,antiossidanti fenolici, fitosteroli, lecitine ecc.

Hai mai sentito parlare di finestra anabolica ?

La finestra anabolica è quel periodo di tempo che normalmente si fa coincidere tra i 20 e 120 min dopo l’allenamento in cui il corpo ha una maggiore capacità di assimilazione dei nutrienti e in particolare dei carboidrati data da un aumento della sensibilità insulinica. L’insulina è quell’ormone necessario a far entrare lo zucchero all’interno delle cellule a scopo energetico: nella fase di post-workout, un muscolo “affamato” indurrà un aumento della sensibilità del tessuto muscolare verso tale ormone con un maggiore apporto di nutrienti. Per ripristinare il glicogeno (la scorta energetica muscolare consumata durante lo sforzo fisico)  occorre assumere entro questo lasso di tempo circa 1g di carboidrati per Kg di peso corporeo, e continuare nelle ore successive (5-6h), con valori via via decrescenti.

Per garantire un’ottimale sintesi proteica, impedendo la perdita di massa muscolare, deve essere fornito un apporto di proteine giornaliero che vada da 1-1,2 fino a un massimo di 2g/kg di peso corporeo a seconda dello sport praticato. Una strategia nutrizionale particolarmente vincente e più utilizzata dagli sportivi concentra l’apporto di proteine a ridosso dell’allenamento (prima e dopo).

Quando consumare lo spuntino post-allenamento?

Dopo l’allenamento!“… ovviamente, ma il discorso non è così semplice,…
Secondo alcuni professionisti lo spuntino post allenamento deve sfruttare appieno la finestra anabolica dell’organismo e questo “momento” generalmente è proporzionale all’entità dello sforzo atletico e risulta eccellente nei primi 15′ dal termine dello sforzo; dopodiché sfuma progressivamente, ecco perché certi preparatori atletici e dietisti sportivi suggeriscono di assumere lo spuntino post allenamento quando si ha ancora “il fiatone” o al massimo in spogliatoio, per aumentare la velocità di ripristino delle scorte di glicogeno e interrompere il processo catabolico muscolare.

Altri invece, basano la propria scelta su aspetti differenti quali l’aumento del dispendio energetico di base e l’incremento dell’ormone della crescita o GH, che incrementa al diminuire della glicemia suggerendo quindi di posticipare lo spuntino post allenamento fino ad oltre 60-120′ dal termine dell’attività fisica.

Quindi, cosa fare?

La scelta di un metodo piuttosto che un altro dipende moltissimo dall’obiettivo perseguito; il primo caso interessa principalmente la fase di ipertrofia e gli atleti che praticano più di 4-5 allenamenti settimanali. Il secondo prevalentemente chi ricerca definizione e chi pratica fitness a scopo dimagrante.

Esempi di spuntini post workout

  • un frullato /centrifuga di frutta/ spremuta d’arancia con una fetta di pane e affettato magro
  • un frutto particolarmente zuccherino come kiwi o banana
  • yogurt greco con 0% associato ad un frutto/frutta secca

Il mio consiglio post workout

  • 150 yogurt greco
  • 1 banana (intera o frullata)
  • cacao in polvere
  • semi di chia
    mettere tutto insieme e gustare !!!

 

Enrica
Biologa Nutrizionista

Se ti muovi ti curi!!!

 

Tra le persone che si rivolgono a noi di Timeout alcuni lo fanno ancora per mettersi in forma, riferendosi con questa richiesta più al lato estetico che a quello salutistico.

Spesso si dimentica che l’attività fisica è una delle migliori e più efficaci armi di prevenzione rispetto a tante patologie.

Un’attività fisica regolare può esercitare un’azione benefica sui disturbi e sulle malattie che colpiscono i muscoli e le ossa (quali osteoartrite, dolori lombari e osteoporosi); gli esercizi di allenamento rafforzano muscoli, tendini e legamenti e migliorano la densità delle ossa.

L’esercizio fisico può anche essere efficace nella prevenzione dei dolori lombari e ridurre la ricomparsa di problemi alla schiena.

I dati dimostrano che i programmi di attività fisica mirati al rafforzamento muscolare aiutano gli anziani a mantenere l’equilibrio, con una conseguente riduzione delle eventuali cadute.

Fare attività fisica sin da piccoli permette di acquisire un bagaglio di esperienze motorie che sarà prezioso per tutta la vita. Un bambino che ha fatto sport, infatti, da grande sarà molto più avvantaggiato rispetto a chi non ha mai praticato attività fisica, perché il suo corpo conserverà memoria dei benefici acquisiti.

Durante l’attività fisica il cervello rilascia delle “morfine endogene”, le endorfine. Oltre ad aumentare la tolleranza al dolore le endorfine sono coinvolte nella secrezione di molti ormoni, nel controllo dell’appetito e dell’attività gastrointestinale, nella riduzione dell’ansia, nella regolazione del sonno.

L’aspetto più affascinante ed interessante delle endorfine risiede nella loro capacità di regolare l’umore: influiscono positivamente sullo stato d’animo. Esse hanno dunque la capacità di regalarci piacere, gratificazione e felicità aiutandoci a sopportare meglio lo stress. La sintesi di oppioidi endogeni, come le beta-endorfine, aumenta in risposta all’esercizio fisico. Sebbene tale incremento sia soggettivo, mediamente le concentrazioni plasmatiche di questi ormoni aumentano, sia nei maschi che nelle femmine, del 500%. Ciò spiega perfettamente quell’innegabile sensazione di euforia e di benessere che insorge dopo aver praticato un po’ di attività fisica.

Possiamo quindi dire con assoluta certezza che:

IL MOVIMENTO AIUTA A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA NOSTRA VITA!

Renny
TimeOut Training

Il corpo conosce il movimento, non il muscolo

PUSH

Il PUSH già dalla traduzione della parola “ALLONTANARE”, è uno dei movimenti principali che il nostro corpo effettua nella quotidianità quando si applica una forza appunto per allontanare qualcosa vincendo sulla forza di gravità.

Vediamolo in dettaglio:
– deve essere stabile tutto il corpo e correttamente allineato;

– deve essere mobile il cingolo scapolare, spalle e gomiti.

Gli standard del PUSH sono:
un plank attivo per mantenere il corretto allineamento e postura della Colonna vertebrale, l’attivazione del core con alta tensione per garantire pressione intra-addominale e intra-toracica e una giusta quantità di ritmo scapolo-omerale

 

#chaseyourbetter

Davide Rossi

Il dolore alla schiena

Mi fa male la schiena, è la mia ernia

“Sa ho male alla schiena, ma e’ la mia ernia che si fa sentire…”, almeno una volta avete detto questa frase!

I mal di schiena non sono tutti uguali, infatti si parla di lombalgia, quando abbiamo male nella parte bassa; dorsalgia quando abbiamo male a metà schiena e a volte si irradia fino alle spalle; cervicalgia, meglio conosciuta come cervicale, il dolore al collo.

Ma questo mal di schiena da che cosa è dovuto?

Spesso e volentieri si punta il dito verso l’ernia, in realtà l’ernia è solo l’ultimo campanello di allarme: quando il vostro corpo non riesce più a compensare i vostri adattamenti posturali molto facilmente farà uscire il disco vertebrale dalla sua normale sede.

Quando il disco esce può fare male, ma non è una regola. Un’ernia è sintomatica solo quando va a chiudere il canale dal quale esce il nervo, dandovi un irradiazione.

I mal di schiena, quindi, non sono sempre dovuti alla presenza di un’ernia, ma da molteplici cause!

  • Sicuramente l’invecchiamento può essere considerato una causa inevitabile e molto comune: si va più facilmente incontro a osteoporosi e artrosi.
  • Traumi come colpi di frusta, violenti cadute o torsioni improvvise del rachide.
    Traumi cranici e colpi di frusta portano il nostro corpo a reagire con una contrazione che si mantiene nel tempo nelle membrane e nei muscoli profondi, specialmente del rachide cervicale.
  • Atteggiamenti scorretti mantenuti nel tempo.
    Una vita troppo sedentaria porta a un irrigidimento del tratto lombare e cervicale, ma anche cattiva occlusione, masticazione e deglutizione inducono delle modificazioni strutturali a livello del rachide cervicale, dando non solo cervicalgia, ma anche mal di testa e sensazione di pesantezza a livello delle spalle.
    In questo paragrafo inseriamo anche alterazioni posturali dovute a problematiche dell’arto inferiore: dismetria degli arti oppure distorsione mal curata ci portano a sovraccaricare l’altra gamba e, a distanza di tempo, si può manifestare un dolore lombare.
  • Problematiche viscerali: infatti molto spesso le lombalgie sono dovute a un intestino irritato, infiammato o stitico, asma e bronchiti possono portare ad avere dolore nella zona dorsale.
  • Contratture della muscolatura profonda come conseguenza a stati emotivi, come ansia, che inducono un blocco del diaframma e possono dare dolori lombari, andando a bloccare il muscolo ileo psoas, ma soprattutto dolori a livello cervicale.

 

Elena Osteapata
TimeOut Training

Oggi parliamo di Etichette Alimentari

“Siamo quello che mangiamo, ma ..
cosa mangiamo?”

Ciò che mangiamo è riportato sulle ETICHETTE ALIMENTARI
Ma il poco tempo a disposizione e i ritmi di vita elevati, portano molti di noi a non leggerle attentamente …
Ricordiamoci tuttavia che ciò che mettiamo nel carrello, finirà poi sulle nostre tavole …

COSA COMPRI?
Spesso succede di acquistare un prodotto con certe caratteristiche per poi scoprire, andando a leggere con attenzione le etichette, che in quel prodotto ci sono materie prime non considerate e qualche volta non volute.

COME FARE PER CAPIRE COSA STIAMO ACQUISTANDO?
Per legge, ogni prodotto confezionato e venduto nei negozi alimentari, deve riportare sull’etichetta alcune informazioni specifiche.
È tutto scritto, solo che viene spesso scritto in piccolo, negli angoli più remoti della confezione, che pochi, pochissimi si prendono la briga di leggere.
Dal 1982, rinforzato dal decreto del 1992, le etichette dei prodotti devono riportare per legge queste indicazioni:
•elenco dettagliato dei ingredienti
•denominazione di vendita
•additivi aggiunti
•chi lo ha prodotto
•il lotto di appartenenza
•la data di scadenza
•la modalità di conservazione del prodotto e il suo utilizzo

→ ogni sostanza contenuta  nel prodotto che supera il 5%, deve essere riportata nella lista degli ingredienti: i componenti della lista vengono segnati partendo da quello più utilizzato fino ad arrivare a quello presente in percentuale inferiore.
Pertanto, controllando l’ordine degli ingredienti di due prodotti simili possiamo farci un’idea su quale dei due sia qualitativamente migliore. Ad esempio se nell’etichetta alimentare di due biscotti l’ordine di olio extra vergine di oliva e margarina è invertito è meglio scegliere quel prodotto in cui l’olio extra vergine di oliva compare per primo

ATTENZIONE: poiché gli ingredienti appaiono in ordine di quantità, alcune etichette alimentari possono trarre in inganno: se per esempio vengono utilizzati due tipi diversi di grassi (margarina e strutto) questi compaiono in etichetta come due ingredienti distinti ma appartengono alla stessa categoria (grassi) e nel loro insieme possono rappresentare un quantitativo superiore (ad es. 25 + 25 = 50%) a quello impiegato per la produzione di un secondo prodotto in cui il termine strutto compare prima tra gli ingredienti (40%) ma che non viene associato ad altri grassi. In questo caso il contenuto lipidico del secondo
prodotto è inferiore

→ etichette ricche di indicazioni alimentari sono sinonimo di qualità del prodotto.
Per esempio la dicitura “olio extravergine di oliva di prima spremitura ” anziché “olio di oliva ” valorizza il prodotto, perché specifica una caratteristica ben precisa di un suo ingrediente

N.B. Il regolamento stabilisce anche che NON è obbligatorio l’inserimento dell’etichetta nutrizionale nei prodotti confezionati in maniera artigianale o forniti dal fabbricante in piccole quantità, oppure preparati nei locali che forniscono direttamente il prodotto al dettaglio.

→ aromi e additivi aggiunti
Se sull’etichetta troviamo la denominazione “aromi” si tratta di aromi artificiali, prodotti in laboratorio. Se sono naturali, come essenze, oli, succhi di origine vegetali sono specificamente segnalati.
Gli additivi sono composti da coloranti, emulsionanti, antiossidanti, edulcoranti e sono segnalati attraverso una sigla alfanumerica, solitamente composta con una E + un numero (E indica che l’additivo in questione è permesso in tutti i paesi dell’unione europea , il numero definisce la categoria di appartenenza), vengono aggiunte al cibo per migliorarne tempo di conservazione, aspetto e sapore
ATTENZIONE: l’uso massiccio di additivi sottolinea la scarsa qualità dell’alimento, dato che in molti casi queste sostanze vengono usate per mascherare l’assenza di alcuni ingredienti troppo costosi o per compensare la scarsa qualità delle materie prime.

→ controllare peso netto/peso sgocciolato
spesso il consumatore sia tratto in inganno dalle dimensioni delle confezioni.
Prendiamo per esempio due tavolette di cioccolato delle stesse dimensioni. La prima costa 1 euro ed è spessa 1 cm (100 grammi), mentre la seconda costa 0,90 € ed è spessa 0,6 cm (60 grammi). Se il consumatore sceglie il cioccolato in base alla dimensione della confezione sarà portato ad acquistare il secondo prodotto, ignaro della differenza di peso dei due alimenti

→ non farsi ingannare dall’immagine riportata in confezione
L’immagine illustrativa sulla confezione ha il solo scopo di richiamare l’attenzione del consumatore e non è necessariamente legata all’aspetto reale del prodotto
ATTENZIONE: non fidatevi della scritta promozionale “senza zucchero” ma leggete attentamente le etichette. Se tra gli ingredienti compare una delle seguenti diciture “sciroppo di glucosio” “sciroppo di fruttosio” “maltosio” “amido di mais” “sciroppo di cereali” l’alimento contiene indirettamente dello zucchero. Queste sostanze infatti hanno un alto glicemico che le rende del tutto simili al saccarosio

E perché non dare una mano all’ambiente?
A parità di qualità e prezzo è buona regola preferire alimenti confezionati con materiale riciclato/riciclabile.

→ tempi e modalità di conservazione.
Nell’etichetta alimentare, la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” indica il termine minimo di conservazione, cioè la data entro la quale il prodotto conserva integre le sue qualità, oltre tale data il prodotto può essere liberamente consumato, ma il produttore non garantisce l’assenza di segni di degradazione più o meno evidenti.
“Da consumarsi entro il …” indica la data di scadenza cioè la data entro la quale il
prodotto dev’essere necessariamente consumato, quindi non è una semplice
raccomandazione come nel caso precedente, ma di un vero e proprio vincolo a cui il consumatore deve attenersi.

→ la data di scadenza posta sull’etichetta alimentare, a seconda del periodo di
conservazione dell’alimento:
• per i prodotti conservabili meno di tre mesi si deve precisare il giorno, il mese e
l’anno
• per prodotti conservabili più di tre mesi, si deve precisare solo mese e anno
• per i prodotti conservabili oltre i 18 mesi si deve precisare solamente l’anno
Tutti i prodotti che richiedono particolari condizioni di conservazione devono riportare tali caratteristiche sull’etichetta alimentare ( es. “conservare in luogo fresco ed asciutto al riparo dalla luce solare)

ATTENZIONE Molto spesso il consumatore è portato a scegliere un alimento anziché un altro per il suo più lungo periodo di conservazione.
Ma, in realtà in molti casi (ma non sempre) un periodo di conservazione inferiore, sottolinea la qualità del prodotto, che probabilmente contiene un quantitativo inferiore di conservanti, ingredienti più pregiati. Per esempio una pasta alle “uova fresche” avrà una conservabilità inferiore rispetto ad una pasta realizzata con “uova in polvere e addensanti”

Fidarsi è bene, Non fidarsi è meglio
• al supermercato preferire alimenti con un basso contenuto di additivi; fare la spesa a stomaco pieno, usando il cervello e non con gli occhi: se il colore di un alimento è troppo appariscente, confrontatelo con il prezzo. Se costa poco sicuramente sono stati impiegati coloranti artificiali
• Preferite i cibi freschi, evitate i cibi precotti e confezionati nei quali l’uso di additivi è spesso importante
Per fare la spesa ci può volere più tempo, ma la vostra salute vi ringrazierà!!!

 

Enrica Biologa Nutrizionista
TimeOut Training

MAKE YOUR BODY YOUR MACHINE

Il tuo corpo la tua macchina, sfruttala al massimo

Il TRX è uno strumento sempre più popolare perché permette a chiunque di allenarsi variando continuamente la tipologia di esercizi fornendo un miglioramento esponenziale della propriocezione e del controllo del corpo nello spazio. Il reclutamento più profondo ed efficace delle fibre muscolari, come prima cosa, trasforma qualsiasi esercizio con il TRX in un vero e proprio allenamento full body; in secondo luogo agisce soprattutto sul core, il corsetto addominale, che è il centro da cui parte tutta la muscolatura. Il core funziona da punto di equilibrio di ogni movimento e aumenta la resistenza muscolare.

Il primo vantaggio assicurato dagli esercizi con il TRX è un miglioramento esponenziale della propriocezione e del controllo del corpo nello spazio. Man mano che migliorano le doti di forza, resistenza e controllo del corpo si può aumentare la difficoltà degli esercizi.

L’allenamento con il TRX aumenta la forza funzionale e migliora contemporaneamente la flessibilità, l’equilibrio e la stabilità del tronco, caratteristiche necessarie nella vita di tutti i giorni.

Le tecniche di allenamento con TRX sono state ideate per spostare intenzionalmente il centro di gravità attivando la muscolatura del tronco durante ogni esercizio. Sia che si utilizzi per esercitarsi con presse per il petto, trazioni, affondi, piegamenti in posizione raccolta o flessioni delle braccia, tutto il tronco è impegnato a stabilizzare ed equilibrare il corpo in modo estremamente funzionale.

#chaseyourbetter

Davide Rossi
TRX Trainer

Alimenti Funzionali

Siamo in un mondo in cui, oggi, ogni cosa è funzionale …
Non potevamo non regalare tale aggettivo anche all’alimentazione

CHE COSA SONO GLI ALIMENTI FUNZIONALI?

Sono cibi che al di là delle loro proprietà nutrizionali possono avere un’azione POSITIVA su una o più funzioni fisiologiche, dimostrato scientificamente.
I “functional food” (alimenti funzionali) rappresentano una categoria di alimenti varia, la cui capacità è quella di migliorare la salute e il benessere di chi li assume.
Gli effetti positivi dipendono da componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo: ISOFLAVONI, POLIFENOLI, BIOFLAVONOIDI …

✅Gli effetti funzionali possono non riguardare tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione: donne in gravidanza, anziani ecc…
Lo scopo principale, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buono stato di salute nei soggetti sani e possono aiutare a:

– rallentare l’invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi
– rinforzare le difese immunitarie
– migliorare le funzioni intestinali
– proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio

ESEMPI DI ALIMENTI FUNZIONALI

– Erba cipollina, cipolla, aglio che, grazie alla presenza di COMPOSTI SOLFORATI, sono in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, di abbassare la pressione sanguigna e di proteggere da certi tipi di tumore.
– Pomodoro che contiene LICOPENE il quale è in grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata
– Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono GLUCOSINOLATI inibenti la crescita tumorale
– Legumi e soia, contengono ISOFLAVONI che proteggono dalle malattie cardiovascolari
– Carote, meloni, albicocche e vegetali a foglia verde che, grazie ai CAROTENOIDI in essi contenuti, proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori …

✅DIFFERENZA TRA ALIMENTI FUNZIONALI E INTEGRATORI:

Gli “integratori alimentari” sono una fonte concentrata di nutrienti o altre sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico, che vanno ad integrare qualche carenza, ad esempio gli integratori di vitamine spesso utili nei cambi di stagione. Invece gli “alimenti funzionali” mantengono il loro status di alimento: sono prodotti alimentari tali e quali o che, attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta, sono arricchiti di sostanze specifiche contenute in matrici alimentari quali vitamine, minerali, omega-3, fitosteroli, fibre ecc.. (es. patate al selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt con aggiunta di fitosteroli)

Il mio consiglio è di inserire nell’alimentazione quotidiana alimenti funzionali tali e quali, in modo da usufruire il più possibile di tutti gli effetti positivi che la natura ci offre.

 

Enrica Biologa Nutrizionista
TimeOut.Training